I miei diritti


I miei diritti

La legge contro la violenza si pone l’obiettivo di garantire che tutte le vittime di violenza siano protette contro ulteriori violenze. Le informazioni riportate di seguito offrono una panoramica sui diritti di cui godete. Vi consigliamo di approfittare della consulenza gratuita dei centri antiviolenza che offrono la possibilità di discutere e predisporre tutte le azioni legali necessarie.

Divieto di rientro e ordine di allontanamento

Qualora, a seguito di determinati eventi quali in particolare abusi o minacce, la polizia tema per la vostra salute, libertà o perfino per la vostra vita, ha l’autorità di allontanare immediatamente il soggetto violento dall’abitazione e dalle immediate vicinanze del luogo di residenza e/o di impedirgli di (ri)tornare nel luogo di residenza. Qualora si rifiuti di lasciare la zona oggetto del divieto di rientro, la polizia lo deve allontanare.

Se sono minacciati anche bambini minori di 14 anni, la polizia può vietare al soggetto violento anche l'accesso a scuola, ai centri di assistenza all'infanzia o al centro di accoglienza.

In questi casi la polizia sequestra immediatamente le chiavi di casa alla persona allontanata, che può portare con sé solo gli oggetti personali strettamente necessari.

Qualsiasi persona che può causare pericolo può essere soggetta a ordine di allontanamento e divieto di rientro, quindi sia il proprietario dell’abitazione che un ex partner che “ricompare”.

Il divieto di rientro vale inizialmente per due settimane. In caso di violazione del divieto di rientro, il soggetto violento è sanzionabile. Durante i primi tre giorni la polizia è tenuta a verificare il rispetto del divieto di rientro provvedendo a un controllo presso l’abitazione.

Indipendentemente da tale controllo, segnalare alla polizia qualsiasi inosservanza del divieto! Il divieto di rientro è vincolante anche per voi, quindi non deve far entrare il soggetto violento nell'abitazione. Qualora dovesse avere urgentemente bisogno di prendere qualcosa nell'abitazione, è assolutamente indispensabile la presenza della polizia.

Se viene presentata immediatamente, e comunque entro un periodo non superiore a 2 settimane, una richiesta di ordinanza restrittiva presso il tribunale, il divieto di rientro cessa al massimo 4 settimane dopo il suo inizio. Generalmente il tribunale decide in merito alla richiesta entro tale lasso di tempo in modo che, in caso di decisione positiva, la protezione garantita dal divieto di rientro sia sostituita senza alcuna interruzione dalla protezione garantita dall'ordinanza restrittiva.

Protezione prolungata a seguito di un'ordinanza restrittiva del tribunale

Qualora sia necessaria una protezione più prolungata dal soggetto violento e/o una protezione durante la fase di separazione, è possibile presentare una richiesta di ordinanza restrittiva al tribunale distrettuale.

La proprietà o il possesso dell’abitazione non influiscono in alcun modo sulla decisione. Di conseguenza al soggetto violento può essere intimato di lasciare l’abitazione anche se è di sua proprietà.

Il requisito per una richiesta di ordinanza restrittiva è la presenza o la minaccia di violenza o anche di terrorismo psicologico che non consentano un'ulteriore convivenza o rapporti con il soggetto violento.

Per ottenere una protezione continua dopo un divieto di rientro, è necessario rivolgersi al tribunale distrettuale entro 2 settimane dall'intervento della polizia. L'ordinanza restrittiva non presuppone tuttavia l'emissione di un divieto di rientro da parte della polizia: è quindi possibile rivolgersi comunque al tribunale senza dover rispettare una tempistica prestabilita.

n determinati casi il tribunale può emettere un'ordinanza restrittiva anche senza consultare il soggetto violento. Su vostra richiesta il tribunale può intimare al soggetto violento di:

  • lasciare l'abitazione e le immediate vicinanze,
  • non fare più rientro nell’abitazione e nelle immediate vicinanze,
  • non intrattenersi in determinati luoghi (come asilo, scuola, parco giochi dei figli o il vostro posto di lavoro) e/o
  • evitare qualsiasi incontro nonché
  • la presa di contatto con voi (per telefono, SMS o con “appostamenti”)

Il divieto di rientro nell'abitazione ha una validità massima di 6 mesi. Qualora in tale lasso di tempo doveste presentare al tribunale una procedura di chiarimento delle condizioni abitative, ad es. inoltrando una richiesta di separazione, su vostra richiesta il divieto può essere prorogato fino al termine della procedura in modo da evitare la convivenza con il soggetto violento.

Il divieto di presa di contatto e di incontro nonché quello di intrattenersi in determinati luoghi si applica inizialmente per un periodo massimo di 1 anno e può essere prorogato di un ulteriore anno in caso di violazione dietro Sua richiesta.

Qualora il soggetto violento non rispetti l'ordinanza restrittiva, informare immediatamente la polizia, che ha l'obbligo di far rispettare le misure imposte. Al soggetto violento viene comminata una sanzione amministrativa e il tribunale viene informato dell'accaduto.

Consulenza e aiuto da parte del centro antiviolenza

Il centro antiviolenza è un'istituzione prevista per legge e finanziata con fondi statali specializzata nell'offrire un aiuto ad ampio spettro alle vittime di violenza domestica e stalking.

Quando la polizia emette un divieto di rientro, informa immediatamente il centro antiviolenza. Una consulente vi contatterà per offrire un supporto attivo. L’offerta spazia dalla messa a punto di un piano di sicurezza alla consulenza legale (ad es. presentando un’istanza per un'ordinanza restrittiva) fino al supporto psicosociale.

La polizia può informare il centro antiviolenza anche se viene a conoscenza di atti di stalking. Anche in questo caso sarete contattati attivamente.

Ovviamente le vittime di violenza domestica o stalking possono contattare il centro antiviolenza anche direttamente, quindi senza l’intervento preventivo della polizia.  

Permesso di lavoro per le immigrate in caso di violenza in famiglia

Alle donne straniere che non possono più continuare a vivere con il coniuge a causa di violenze fisiche o minacce alla donna stessa o ai figli minori o alle donne che subiscono comportamenti che mettono a rischio la loro salute psichica possono essere concessi permessi di lavoro.

Il rilascio del permesso di lavoro è condizionato al fatto che, in caso di comportamento violento del coniuge,

  • venga sporta denuncia presso le autorità competenti oppure
  • il tribunale abbia emesso un'ordinanza restrittiva o venga adottato un provvedimento giuridico per allontanare il soggetto violento dall’abitazione oppure
  • sia stata presentata una richiesta di divorzio oppure
  • sia stato chiesto l’intervento di un medico, un centro di cura, un centro d’intervento, una Casa delle Donne, l’ufficio di assistenza ai minori (Jugendamt)/l’organizzazione socio-assistenzale per minori o un centro per la protezione dei minori e tale persona/istituzione abbia rilasciato una dichiarazione o conferma